• Bivacco Latemar A.Sieff, cima diamantidi, val di fiemme, trentino

Sentiero Passo Feudo – Torre di Pisa – Valsorda

La prima parte è identica all’escursione al Rifugio Torre di Pisa.

Dal Rifugio Torre di Pisa si prende il sentiero n° 516 in direzione Forcella dei Camosci. Superata la piazzola di atterraggio dell’elicottero, si scende tra le rocce e si continua in mezzo a torrioni di roccia. Nel tratto pianeggiante troviamo un bivio con le classiche tabelle CAI–SAT. Proseguiamo il percorso sul sentiero n° 516/B che porta al bivacco Latemar A. Sieff camminando dapprima sui sassi bianchi, poi su tratti erbosi con qualche fiorellino colorato.

La discesa è lieve, poco impegnativa e riusciamo a goderci sulla sinistra la splendida vista sulle guglie maestose del Latemar. Questa parte di montagna si chiama Schenon del Latemar e infatti assomiglia proprio a una grande schiena.

SOSTA AL BIVACCO LATEMAR  A. SIEFF

Poco più in basso, in una conca, scorgiamo il tetto di lamiera, bianco e rosso, del bivacco Latemar A. Sieff. Raggiungiamo la baita (2365 m) e curiosiamo all’interno: un tavolo, delle panche, una stufa a legna e 10 posti letto. Nelle vicinanze c’è anche una sorgente d’acqua. All’esterno una panchina ci invita a una breve sosta per riposare e ammirare il panorama: a sinistra sono ben visibili le Pale di San Martino e a destra i picchi aguzzi della Catena del Lagorai.

COSA È UN BIVACCO? COME È ATTREZZATO?

Il vocabolario dice che è un luogo per una sosta notturna. Si capisce quindi che non ci si deve aspettare nessuno lusso. Io lo descrivo così: è una costruzione in pietra, legno o lamiera, di piccole dimensioni posta in luoghi molto isolati come punto di sosta per escursionisti o alpinisti per la notte. I bivacchi si possono trovare su sentieri molto lunghi oppure sulla cima di una montagna. Servono da riparo e sono molto spartani. La legna per la stufa viene portata al bivacco da volontari che la trasportano sulla propria schiena dalle vallate più in basso. Va consumata con parsimonia. Se lungo un sentiero di montagna si trova un cartello con la scritta “legna per il bivacco” è consigliato prendere alcuni pezzi di legna per aumentare la scorta. Fermarsi in un bivacco è gratuito. Alcuni hanno una cassettina di metallo dove si può lasciare un’offerta. Se ci si ferma per la notte o per una sosta di alcune ore, è bene lasciare il posto in ordine e pulito. Di solito un bivacco è allestito con un tavolo, sedie o panche, e delle brande con i materassi per dormire. Le coperte non sempre sono fornite, meglio attrezzarsi.

400 METRI IN DISCESA, TRATTO IMPEGNATIVO

Inizia ora il tratto più impegnativo del percorso. Dopo un centinaio di metri in lieve discesa fra l’erba, il sentiero inizia a scendere in maniera decisa per 400 metri. Lungo questo tratto bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi ed è consigliabile l’uso dei bastoncini da trekking per avere più equilibrio e stabilità. Ogni tanto fermatevi: per far riposare gambe e ginocchia, e osservare il paesaggio. Le pareti di roccia cambiano forma, qui sono molto verticali. Davanti c’è la Valsorda: nella parte bassa è ricoperta da una foresta di abeti rossi, tranne per un piccolo pascolo, sulla sinistra, dove si intravede una baita.

BREVE TRATTO ATTREZZATO CON FUNE METALLICA

Continuiamo la discesa. C’è un breve tratto attrezzato con fune metallica, utile per superare agevolmente alcune rocce. Raggiungiamo infine il bosco e l’ombra. Fermarsi sotto gli alberi dopo il tratto in discesa al sole è confortevole e rigenera energie. Il tratto di sentiero nel bosco è ancora in discesa, ma prosegue più dolce. Seguiamo sempre i segnali CAI, bianchi e rossi, per non perdere la direzione. Se osservate bene, su un grosso sasso troverete anche i graffiti rossi lasciati dai pastori che, dalla metà del XVII secolo alla metà del XX secolo, trascorrevano l’estate quassù a pascolare le capre e le pecore. Poco oltre, incontrerete una tabella in legno con una mappa stilizzata del percorso per chi decidesse di intraprenderlo in salita (sento la fatica solo al pensiero).

Continuiamo la discesa e attraversiamo il letto asciutto di un torrente per arrivare alla strada forestale. Proseguiamo sulla strada forestale continuando a scendere di quota.

LA CAVA DELLE BORE: INVENZIONE DEI NOSTRI BISNONNI

Più avanti, abbandoniamo la strada forestale per proseguire sul sentiero n° 516 che scende accanto al torrente. Qui inizia il percorso della “cava delle bore”, ripristinato nel 2017. È una delle invenzioni dei nostri bisnonni.

Molti anni fa non esistevano mezzi meccanici per il lavoro nel bosco. Durante l’estate i boscaioli tagliavano gli alberi, pulivano i tronchi dai rami e preparavano le cataste. Per trasportare il legname a valle i nostri bisnonni hanno costruito dei canali di pietra e legno che, d’inverno, con il ghiaccio e la neve diventavano scivoli veloci. Assomigliano ad una pista da bob. Il sentiero n° 516 ripercorre a tratti il bordo di questo scivolo che si è mantenuto nel tempo. In alcuni punti, per superare le pareti rocciose e le gole, si alza di qualche metro.

Questo tratto in discesa è completamente all’ombra, immerso nella rigogliosa foresta di abeti rossi. La temperatura è fresca, l’aria umida del bosco ha un profumo forte, diverso dai tratti soleggiati.

3 PONTI DI LEGNO E ARRIVO A FORNO (FRAZIONE DI MOENA)

Proseguendo, incontriamo 3 ponti in legno che ci aiuteranno a superare il torrente e, poco oltre, arriviamo all’abitato di Forno, frazione di Moena.

Da qui si torna agli impianti di risalita Latemar MontagnAnimata proseguendo sulla pista ciclabile per 3,5 km. Se preferite rientrare subito, c’è un autobus di linea che vi porterà a destinazione.

Informazioni sul percorso

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QUOTA MAX. 2.671m
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DISLIVELLO IN SALITA 520 m - DISLIVELLO IN DISCESA 1.500 m
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6-7 H CIRCA
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NO BICI
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DIFFICILE

Stay tuned!