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Giro del Latemar in Mountain Bike

(durata 4 h – difficoltà media – lunghezza 42,5 km)

Il nome promette bene! Con le nostre mountain bikes partiamo da Predazzo in telecabina. Gli addetti agli impianti ci aiutano a passare il tornello e a caricare le bici.  

Durante la salita restiamo a bocca aperta guardando i trampolini del salto con gli sci. Come fanno, in inverno e anche in estate, a lanciarsi da quel trampolino a tutta velocità e atterrare su quel dosso ripido? Un mistero e un inchino di ammirazione agli impavidi atleti.

Arriviamo a Gardonè e in sella alla bici raggiungiamo la partenza della seggiovia, pochi metri più in basso. Saliamo sulla seggiovia 4 posti, mentre l’addetto carica le nostre bici sulle seggiole dietro di noi. Le rocce bianche del Latemar fanno contrasto con il cielo azzurro e i verdi pascoli. Oggi faremo il giro in bici di questo massiccio dolomitico.

Arrivati a Passo Feudo è d’obbligo una sosta per ammirare il panorama, soprattutto le montagne a sinistra che poi, durante il percorso, non saranno più visibili. Si possono vedere numerose cime della Catena del Lagorai oltre alle Pale di San Martino. Più a sinistra si vedono perfino il Pelmo e l’Antelao, due picchi che si trovano in Veneto. Poco sotto il Rifugio c’è il panoramio: una foto a 180° con i nomi e le quote delle cime da sud a ovest. Finito di osservare l’orizzonte a zig zag, si monta in sella, caschetto allacciato e si parte per il Giro del Latemar. Potete scaricare la mappa del percorso a questo link: mappa giro del latemar

Il primo tratto di discesa è molto largo, il terreno abbastanza impegnativo: in inverno è una pista da sci. Poco sotto bisogna fare attenzione perché si passa su un sentiero. Tecnicamente non impegnativo, ma ci sono gli escursionisti che salgono da Pampeago a Passo Feudo e serve un po’ di prudenza per non finire addosso a qualcuno.

In pochi minuti si arriva al Rifugio Zischg e al Rifugio Ganischger. Da qui ci si immette sulla stradina asfaltata che sale da Pampeago. Si tratta della parte finale della lunga e faticosa salita della 19° tappa del Giro d’Italia del 2012.

Si pedala in falsopiano fra baite di legno e verdissimi pascoli punteggiati di mucche, un paesaggio rilassante. A Passo Pampeago, a sinistra, si scorge una sfera di legno. Consigliamo una sosta. Potete entrare nella sfera per vedere il Latemar come non l’avete mai visto.

Ora inizia un altro tratto in discesa. Questa volta più semplice, asfaltato. Bisogna fare attenzione ai numerosi ostacoli bipedi e quadrupedi. Passiamo in mezzo ad altre bellissime baite di legno e rigogliosi pascoli. Entriamo poi in un bosco di pini cembri e cirmoli. Si sentirà quasi subito l’aria più fresca e un buon profumo di bosco. Si continua a scendere e si entra in un tunnel che permette di superare una ripida pista da sci sbucando a Malga Laner. Ci troviamo nel territorio di Obereggen che, assieme a Pampeago e Predazzo, in inverno rappresenta il comprensorio sciistico Ski Center Latemar.

Continuiamo la discesa nel bosco. A bordo strada si possono notare dei lampioni dell’illuminazione pubblica. In inverno questo tratto si trasforma in una bellissima pista da slittino, aperta anche in orario serale.

Si raggiungono gli hotel di Obereggen e, all’incrocio con la strada principale, si svolta subito a destra entrando in un ampio piazzale sterrato. Lasciando il grande edificio del teleriscaldamento sulla sinistra si imbocca una strada sterrata che, in mezzo al bosco, porta in località Bewallerhof, all’altezza di una curva della Strada Provinciale che scende al paese di Ega.

Qui inizia un breve ma ripido tratto di salita. Il fondo sterrato non è particolarmente stabile: ai meno esperti si consiglia di scendere e spingere la bicicletta. Il tratto è molto corto. Raggiunto il maso, si torna in sella alla due ruote e si pedala su una bellissima strada forestale per 4,5 km e, tra semplici saliscendi, si passa dapprima tra prati fioriti e poi in un bosco rigoglioso.

Più avanti si raggiunge un punto che costeggia la Strada Statale e, poco più in là, si intravedono degli scorci blu cobalto. Siamo arrivati al lago di Carezza.

Questo famoso specchio d’acqua è uno degli highlights di questo percorso, ci fermiamo e ammiriamo questa meraviglia della natura. Il suo colore sembra quasi artificiale. Il riflesso delle guglie del Latemar sulla superficie del lago di Carezza è uno spettacolo che incanta e rimane impresso per sempre nella memoria.

Di nuovo in sella alle nostre mountain bike, iniziamo l’ultimo tratto di salita di 4,5 km che ci porterà al Passo Costalunga. Il percorso ora si fa un po’ più impegnativo, il sentiero ha qualche sasso ma si arriva in breve tempo a Carezza (frazione di Nova Levante).

Sulla sinistra vediamo il Grand Hotel Carezza, reso famoso nel 1897 dall’Imperatrice Elisabetta (Sissi) che vi soggiornò per le sue ferie estive. Subito dopo, la struttura divenne la residenza estiva della principessa e la fama dell’hotel varcò i confini europei. Negli anni successivi soggiornarono in questo hotel anche Agatha Christie e Winston Churchill.

Alzando lo sguardo si resta nuovamente a bocca aperta: la maestosità del Catinaccio è a dir poco impressionante! Non si riesce a staccare gli occhi dalle cime e dalle pareti verticali dove in estate numerosi climber italiani e stranieri si cimentano in salite con corda, imbrago, scarpette e caschetto.

Manca poco al Passo Costalunga. A questo punto si può pedalare in tranquillità sulla Strada Statale fino al Passo. A sinistra si vede il campo da golf 9 buche realizzato a fine ‘800 per l’élite in vacanza al Grand Hotel Carezza. Chi ha ancora forza può affrontare la facile salita lungo la strada forestale che supera a destra il laghetto dell’innevamento artificiale. Superato un piccolo ponte su un torrentello si affronta un breve tratto con fango, sassi e radici, piuttosto difficile. Consigliamo di scendere e di spingere la mountain bike. Risaliti in sella raggiungiamo un hotel costruito in pietra da dove, con pochi giri di pedale, si raggiunge il Passo Costalunga a quota 1.745 m. Qui ci fermiamo per un meritato pranzetto, la scelta di ristoranti è ampia.

Dopo aver riposato il corpo e ritemprato lo spirito con le delizie della cucina altoatesina, rirendiamo le nostre mountain bike e iniziamo l’ultima discesa (8 km) del nostro giro.

Pochi metri sulla Strada Statale imbocchiamo una stradina a destra, tra i prati, che ci porta verso malga Secine. Si continua a scendere, su strada sterrata, in mezzo ai pascoli, e si entra nel bosco. Percorriamo alcuni tratti ripidi finché, sulla destra, raggiungiamo Malga Roncac. Ormai siamo usciti dalla vegetazione e continuiamo la discesa tra i prati. La strada è asfaltata ed entriamo nel paese di Moena.

A Moena scendiamo ancora finché di fronte a noi troviamo una fontana, superata la quale c’è un semaforo che regola il traffico su un breve tratto di strada stretta con una curva cieca. Superato il ponte sul torrente si prosegue dritto sulla strada seguendo la segnaletica della pista ciclabile. Passiamo a monte della chiesa parrocchiale, in mezzo ai prati, poi la strada scende verso la zona commerciale. Terminata la discesa svoltiamo subito a destra per raggiungere il campo sportivo. Qui attraversiamo la Statale per tornare sulla pista ciclabile che affianca il torrente Avisio per 6 km e ci riporta alla partenza della telecabina di Predazzo. 

INFO

quota
2175 M
dislivello
350 M IN SALITA E 1497 IN DISCESA
tempo-percorrenza
5 ORE
percorso-circolare
CIRCOLARE
bici-si
SÌ BICI
passeggiata-media
MEDIO

Stay tuned!