Arte che nutre, ne parla Marco Nones
“Il mio lavoro si nutre di arte e sperimentazione. Alla base c’è ricerca dei materiali. Mi piace plasmare gli elementi naturali per creare forme inaspettate. Osservo i dettagli, guardo la natura da vicino. Della natura colgo i particolari, più che i paesaggi”.
Parole di Marco Nones, artista, cresciuto nel grembo della Val di Fiemme.
È arte che nutre. Che sia un nido alto 5 metri che accoglie un grande uovo bianco nella Foresta dei Draghi, un bacello che rovescia i suoi semi nel prato di “Bosco in Città” o una dissolvenza di ghiaccio, luce, sabbia e mare sulle spiagge della Calabria. O un intreccio di radici di cirmolo che sviluppa un cono alto 4 metri. Come l’installazione “Radicati liberi”, esposta alla Galleria Civica Mart di Trento nel 2016.
“Radicati liberi racconta un gesto, un movimento. È la spinta ad andare oltre il conosciuto, nonostante i vissuti ereditati, nonostante le storie assorbite. È l’utopia di radicarsi al cielo, come l’albero che protende i suoi rami verso il vuoto”.
A zig zag, seguendo un artista
Mentre MontagnAnimata inaugurava la stagione 2015, Marco era impegnato a Milano. In un grande parco gestito da Italia Nostra nasceva “Svuotato”, con cui ha vinto il concorso d’arte internazionale promosso da Expo 2015, Fondazione Triulza, Arte in Cascina. Abbiamo gioito con lui.
“Vorrei che provassimo a sintonizzarci con il suono di un seme che si appoggia al suolo. È lieve come un sorriso che si apre. Ma sprigiona un’energia immensa”.
A settembre l’abbiamo seguito con gli occhi sulle spiagge di San Ferdinando dove ha creato “Dissolvenze”. Assieme a Beatrice ha raccontato la storia di lievi gocce d’acqua che affrontano la polvere prima di tornare al mare.
Dahú, dimmelo tu
Poi Marco è venuto a trovarci. Ha fatto sosta a Rifugio Passo Feudo. Ha osservato, esplorato e annusato l’aria finché ha trovato il posto giusto per realizzare “Il giro del Dahú”. Una installazione dedicata ai bambini, per invitarli a zampettare con una gamba giù e l’altra su, sintonizzati con la fantasia su storie curiose di animali che solleticano la nostra capacità percettiva.
Marco e Beatrice hanno illustrato e scritto una delle 4 Fiabe storte del Dahú. Ozzi è una loro creatura. Chi non l’ha scoperta d’estate potrà leggerla nella magia dell’inverno.
Land art e draghi, anche d’inverno
La Foresta dei Draghi è aperta anche durante la stagione invernale. È una passeggiata bellissima nella neve, alla scoperta delle tracce lasciate dai draghi buoni del Latemar. I draghi non vanno in letargo! Ed è molto più facile avvistarli sulla neve fresca, tra arcofalene, alberi cavi e incisioni nella roccia.
Il bello dei percorsi di land art è che sono liberi, vivono nel sole d’agosto e nelle giornate di neve sottile. Cambia il paesaggio, il rumore dei passi nel bosco, la temperatura delle emozioni è la stessa. Intensa, calda.
“Avvicinare i bambini alla natura attraverso l’arte e il gioco è un gesto necessario e doveroso. Significa prendersi cura del domani”. Beatrice e Marco ne sono convinti. E noi pure.













