Giro del Latemar in Mountain Bike

Il nome promette bene! Con le nostre mountain bikes partiamo da Predazzo in telecabina. Gli addetti agli impianti ci aiutano a passare il tornello e a caricare le bici. In una cabina ci staranno 3 bici e 3 persone, dipende se sono tutti adulti o anche ragazzi/bambini

Durante la salita restiamo a bocca aperta davanti ai trampolini di salto con gli sci. Come faranno in inverno (ma anche in estate) a lanciarsi giù da quel trampolino a tutta velocità e atterrare su quel dosso ripido? Un mistero e un inchino di ammirazione agli impavidi atleti.

Arriviamo a Gardonè e in sella alla bici raggiungiamo la partenza della seggiovia, pochi metri più in basso. Noi saliamo sulle seggiole a 4 posti, l’addetto all’impianto carica le nostre bici (una alla volta) sulle seggiole dietro di noi. Ecco le rocce bianche del Latemar che fanno contrasto con il cielo azzurro e i verdi pascoli. Oggi faremo il giro in bici di questo massiccio dolomitico.

Arrivati a Passo Feudo consigliamo una sosta per ammirare il panorama, soprattutto le montagne a sinistra che poi, durante il percorso, non saranno più visibili. Si possono vedere numerose cime della Catena del Lagorai e le Pale di San Martino. Più a sinistra ancora si possono vedere perfino il Pelmo e l’Antelao, due picchi che si trovano in Veneto. Poco sotto il Rifugio c’è il panoramio: una foto a 180° con nomi e quote delle cime che si vedono da sud a ovest. Finito di osservare l’orizzonte a zig zag, si monta in sella, caschetto allacciato e si parte per il Giro del Latemar.

Il primo tratto di discesa è molto largo, il terreno è abbastanza impegnativo: in inverno questa è una pista da sci. Poco sotto bisogna fare attenzione perché si passa su un sentiero. Tecnicamente non è impegnativo, ma ci sono gli escursionisti che salgono da Pampeago a Passo Feudo e serve un po’ di prudenza per non finire addosso a qualcuno.

In pochi minuti si arriva al Rifugio Zischg e al Rifugio Ganischger. Da qui ci si immette sulla stradina asfaltata che sale da Pampeago. Si tratta della parte finale della lunga e faticosa salita della 19° tappa del Giro d’Italia del 2012.

Si pedala in falsopiano fra baite di legno e verdissimi pascoli punteggiati di mucche, un paesaggio rilassante. A Passo Pampeago, a sinistra, si scorge una sfera di legno. Consigliamo una sosta. Potete entrare nella sfera per vedere il Latemar come non l’avete mai visto.

Ora inizia un altro tratto in discesa. Questa volta più semplice, è tutto asfaltato. Bisogna però fare attenzione ai numerosi ostacoli bipedi e quadrupedi. Passiamo in mezzo ad altre bellissime baite di legno e rigogliosi pascoli. Entriamo poi in un bosco di pini cembri o cirmoli. Si sentirà quasi subito l’aria più fresca e (fortunati i nasi più delicati) un buon profumo di bosco. Si continua a scendere e si entra in un tunnel che permette di superare agevolmente una ripida pista da sci sbucando poi a Malga Laner. Ci troviamo nel territorio di Obereggen che, assieme a Pampeago e Predazzo, in inverno è il comprensorio sciistico dello Ski Center Latemar.

Continuiamo la nostra discesa nel bosco. A bordo strada si possono notare dei lampioni dell’illuminazione pubblica. In inverno questo tratto si trasforma in una bellissima pista da slittino, aperta anche in orario serale 3 volte a settimana.

Si raggiungono gli hotel di Obereggen e, all’incrocio con la strada principale, si svolta subito a destra entrando in un ampio piazzale sterrato. Lasciando il grande edificio del teleriscaldamento sulla sinistra si imbocca una strada sterrata che, in mezzo al bosco, porta in località Bewallerhof, all’altezza di una curva della Strada Provinciale che scende al paese di Ega.

Qui inizia un breve ma ripido tratto di salita. Il fondo sterrato non è particolarmente stabile: ai meno esperti si consiglia di scendere e spingere la bicicletta. Il tratto è molto corto. Raggiunto il maso, si torna in sella alla due ruote e si pedala su una bellissima strada forestale per 4,5 km e, tra semplici saliscendi, si passa dapprima tra prati fioriti e poi in un bosco rigoglioso.

Più avanti si raggiunge un punto che costeggia la Strada Statale e, poco più in là, si intravedono degli scorci blu cobalto. È il segno che siamo arrivati al Lago di Carezza.

Questo stupendo e famoso specchio d’acqua è uno degli highlights di questo percorso. Vale la pena fermarsi e ammirare questo spettacolo della natura. Il colore del Lago di Carezza sembra quasi artificiale. Il riflesso delle guglie del Latemar sulla sua superficie è uno spettacolo che toglie il fiato e rimane impresso per sempre nella nostra memoria.

Di nuovo in sella alle nostre mountain bike, iniziamo l’ultimo tratto di salita di 4,5 km che ci porterà al Passo Costalunga. Il percorso ora si fa un po’ più impegnativo, il sentiero ha qualche sasso ma si arriva in breve tempo a Carezza (frazione di Nova Levante).

Sulla sinistra vediamo il Grand Hotel Carezza, reso famoso nel 1897 dall’Imperatrice Elisabetta (Sissi) che vi soggiornò per le sue ferie estive. Subito dopo, la struttura divenne la residenza estiva della principessa e la fama dell’hotel varcò i confini europei. Negli anni successivi soggiornarono in questo hotel anche Agatha Christie e Winston Churchill.

Alzando lo sguardo si resta nuovamente a bocca aperta: la maestosità del Catinaccio è a dir poco impressionante! Non si riesce a staccare gli occhi dalle cime e dalle pareti verticali dove in estate numerosi climber italiani e stranieri si cimentano in salite con corda, imbrago, scarpette e caschetto.

Manca poco al Passo Costalunga. A questo punto ci sono due possibilità: chi vuole pedalare in tranquillità segue la Strada Statale fino al Passo. A sinistra si nota anche il campo da golf: il 9 buche realizzato sempre a fine ‘800 per l’élite in vacanza al Grand Hotel Carezza. Chi ha ancora delle forze può affrontare la facile salita lungo la strada forestale che supera a destra il laghetto dell’innevamento artificiale. Superato un piccolo ponte su un torrentello si deve affrontare un breve tratto con fango, sassi e radici, piuttosto difficile. Consigliamo di scendere e di spingere la mountain bike. Risaliti in sella raggiungiamo un hotel costruito in pietra da dove, con pochi giri di pedale, si raggiunge il Passo Costalunga con i suoi 1.745 metri di quota. Qui ci fermiamo per un meritato pranzetto, la scelta di ristoranti è ampia.

Dopo aver riposato il corpo e ritemprato lo spirito con le delizie della cucina altoatesina recuperiamo le nostre mountain bikes e iniziamo l’ultima discesa (8 km) del nostro giro.

Facciamo pochi metri sulla Strada Statale e imbocchiamo, a destra, una stradina tra i prati che ci porta verso la malga Secine. Si continua a scendere, ora su strada sterrata, in mezzo ai pascoli e si entra nel bosco. Continuiamo a scendere con alcuni tratti ripidi finché, sulla destra, troviamo Malga Roncac. Ormai siamo usciti dalla vegetazione e continuiamo la discesa tra i prati. La strada diventa asfaltata ed entriamo nel paese di Moena.

A Moena, scendiamo ancora finché difronte a noi troviamo una fontana, superata la quale c’è un semaforo che regola il traffico su un breve tratto di strada stretta con una curva cieca. Si supera il ponte sul torrente e si continua dritto sulla strada seguendo la segnaletica della pista ciclabile. Passiamo a monte della chiesa parrocchiale, in mezzo ai prati, poi la strada scende verso la zona commerciale. Terminata la discesa svoltare subito a destra e raggiungere il campo sportivo. Qui attraversiamo la Statale per ritornare sulla pista ciclabile che affianca il torrente Avisio per 6 km e  ci riporta alla partenza della cabinovia.

INFO

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2175 M
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350 M IN SALITA E 1497 IN DISCESA
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5 ORE
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CIRCOLARE
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SÌ BICI
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MEDIO

Stay tuned!